MONDO JAZZ
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di Roberto Dell'Ava

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Killers anziani

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

«Il jazz è così, è uno state of mind, è una filosofia. Penso che sia un genere unico, che raccoglie tante variazioni: il latin jazz, il trip jazz, this jazz, that jazz… Non puoi incasellarlo, può prendere qualsiasi direzione».

E per questo motivo, spesso quello che fa viene visto dall’establishment del jazz come troppo libero, troppo rivoluzionario. «Ma è la sua natura!», risponde. «La tradizione del jazz è proprio continuare a cambiare, bisogna lasciarlo libero. In troppi vogliono che sia sempre uguale a se stesso, ma non si rendono conto che è arrivato fino a noi cambiando a ogni decennio».
 
«Mi piace lavorare con chi è onesto, chi è sincero, e penso che il jazz debba essere proprio questo: suonare la propria vita. Alcuni non sanno come fare, perché è una cosa che non ti insegnano a scuola: lì cercano di farti diventare un robot, un esecutore. Ma così puoi solo suonare nei caffè! È essenziale viverlo a fondo, in prima persona. Se non fai così, non è utile a nessuno. Anche perché i più anziani, l’establishment, vorrebbero ucciderlo per studiarlo, per poterlo analizzare in un libro, e dire “L’abbiamo fermato”».
 
Robert Glasper
 
 

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