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di Roberto Dell'Ava

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I motivi di un declino

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

Iniziamo con le dolenti note, Umbria Jazz. Un festival che ha smarrito la sua anima mostrando al contempo una facciata stanca, un po’ boriosa, altezzosa e che comincia a mostrare i segni, vistosi, del tempo. Rughe. UJ è sicuramente l’evento più importante di questa regione insieme al Festival di Spoleto.

Marchi che danno lustro all’Umbria in tutto il mondo. Però qualcosa si è inceppato nel caso del festival del jazz. I problemi si trascinano da anni e in questo 2017 sono esplosi in tutta la loro potenza. Le ragioni del declino sono numerose e vi assicuro che a poco serve tirare in ballo l’assurda gestione della sicurezza che quest’anno ha trasformato il centro di Perugia in una zona militarizzata. Le note stonate sono altre, ben radicate e non facilmente estirpabili.

I soli 1.700 spettatori per i Kraftwerk, i 6–700 per Enrico Rava e gli altri “flop” del Santa Giuliana ne sono la testimonianza diretta, così come i concerti “minori” che hanno registrato pochi, pochissimi spettatori. Il jazz non piace più? No, no, piace eccome. Altrove le cose vanno bene. Il motivo della caduta, allora? L’evoluzione, mancata. Umbria Jazz è rimasta ferma a 15 anni fa, c’è poco da fare.

Da anni si trascinano gli stessi nomi, ci sono jazzisti enormi che, dopo la decima volta che arrivano a Perugia, diventano evidentemente noiosi anche per il pubblico incallito. Ci sono mondi del jazz inesplorati che UJ non vuole riconoscere, non riesce far conoscere e che, invece, sono la nuova linfa di questo genere, sono il futuro. Ecco, il problema principale è questo: UJ non segna più la temperatura del genere. Umbria Jazz pensa che il jazz sia quello di anni e anni fa, mentre oggi c’è tutto un mondo che reclama spazio e che troverebbe in UJ la sua casa.

Penso alla scena scandinava che negli ultimi anni ha sfornato talenti enormi e che solo raramente sono passati di qua. C’è poi una scena legata al mondo dell’elettronica (avete presente gente come Flying Lotus o Thundercat?) che è assolutamente imparentata col jazz e che UJ ignora o ha provato ad assaggiare nel recente passato in maniera poco convinta.

Insomma, c’è un mondo musicale che è andato avanti e che UJ non vuole vedere quando fino a qualche anno fa era proprio il festival umbro a dettare la linea di quello che era “cool” e che solo a Perugia si poteva ascoltare. La faccio breve: o UJ si scrolla di dosso la polvere e un po’ di spocchia, oppure le cose sono destinate a peggiorare. Anche perché c’è un altro elemento che deve far riflettere: il notevole aumento dell’offerta di eventi e rassegne che non hanno niente da invidiare a UJ, anzi, spesso sono pure meglio.

Fonte: http://www.rgunotizie.it/articoli/cultura/dancity-vs-umbria-jazz-le-ragioni-una-rinascita-motivi-un-declino

Spesso su queste pagine web ho espresso gli stessi concetti dell'autore dell'articolo. A volte in modo diretto e a volte in modo ironico, ma sicuramente non occorre essere dei premi Nobel per capire e vedere il disfacimento di quello che era un festival tra i migliori in assoluto.

Finalmente anche in Umbria, la testata si chiama Radiogenteumbra , si prende atto della amara realtà e si comincia a dirlo apertamente. Di sicuro non condivido i nomi che l'autore cita per risollevare le sorti di Umbria Jazz, non mi pare che siano all'altezza del compito. Credo invece che una iniezione di talenti che a Perugia non si sono mai visti o mancano da anni sia indispensabile.

Non credo sia il caso di sciorinare un elenco compiuto, ognuno potrebbe fare il suo, rimane incontestabile che coloro che da anni rappresentano la parte più viva della nostra musica in Umbria non vengono invitati. Avete presente, cito a caso e a memoria, Rob Mazurek, Vijay Iyer, Henry Threadgill, Craig Taborn, JD Allen ? Superfluo e lampante affermare che rappresenterebbero la musica jazz meglio dei Kraftwerk o del tributo a Battisti (sigh !) o dei tanti nomi che si dimenticano già mentre suonano.

Speriamo che la dirigenza di Umbria Jazz dia un colpo di coda. Diversamente il destino è segnato e irreversibile. E chissà se anche il magazine nazionale si deciderà a dire la sua e a non mettere la testa sotto la sabbia per convenienza...

 

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