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di Roberto Dell'Ava

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Un festival per sceriffi di Nottingham

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

Da qualche anno a St. Moritz c'è un festival jazz  (5-30 luglio) che si distingue nettamente da tutti gli altri. Non per il programma, generalmente composto da buoni nomi americani  di gusto mainstream affastellati senza un criterio ragionevole, frutto esclusivo di agenzie, ovviamente tenendosi ben lontano da qualsiasi tentazione verso sperimentazione o ricerca.  Naturalmente non mancano venature rockettare di scarso significato e altrettanto scarso nome, ne può mancare una occhiata al cantautorame italiano ne una spruzzata di world music. Il festival, fin qui uguale a decine di altri sparsi per il mondo, si diversifica piuttosto per la location particolare e per il pubblico al quale evidentemente, si rivolge.

Quasi tutto avviene in un club, il Dracula's Ghost Riders Club, un localino da 150 posti venduti ahimè a carissimo prezzo: per i nomi di un certo peso specifico si va dai 175 ai 275 franchi svizzeri. Un modo per togliersi di torno appassionati dal reddito non adeguato che potrebbero infastidire i facoltosi frequentatori della celebre località dell'Engadina: emiri, faccendieri, magnati, cummenda e varia fauna animale di dubbia trasparenza ma di molta apparenza.

Sono questi i nuovi jazzfans ? Ho qualche dubbio, ma è notorio che gli svizzeri quando ci sono di mezzo i danè difficilmente sbagliano..

Intanto, mentre sottolineo i 275 franchi richiesti per Herbie Hancock o, a scelta, per l'immancabile Paolo Fresu (unico commento possibile: ahahahahahah ! ), c'è da dire che quest'anno, bontà loro, gli organizzatori hanno disposto anche alcuni concerti free, e tra questi spicca certamente Jamie Cullum in un delizioso alpeggio oltre i 2 mila metri.

Considerando i costi, il programma e le locations direi che questo festival si caratterizza sopratutto per l'enorme spreco di risorse a beneficio di pochi. Insomma, la solita logica da sceriffo di Nottingham.

https://www.festivaldajazz.ch/de/programm

Commenti   

#1 Milton56 2017-06-13 08:25
Che la Svizzera sia un "paradiso a numero chiuso" è cosa risaputa da sempre, l'esclusione rientra nel suo DNA ed ha dettato molte pagine oscure e sinistre della sua storia (su cui si glissa con troppa facilità). Ragion per cui ho sempre guardato con sospetto e diffidenza ai suoi giarďinetti lindi che somigliano molto a quelli delle cliniche psichiatriche di lusso (Non a caso specialità locale). Viceversa, che in un paese con il passato e la tradizione dell'Italia la cultura e l'arte siano diventati affari di gestione esclusiva degli "Sceriffi di Nottingham" è cosa sorprendente ed indicatore di cambiamenti epocali, sia sociali che di costume, e dovrebbe indurre a dure riflessioni autocritica la "bella gente" che si permette pure di arricciare il naso davanti al trionfo del coatto e dell'omologato pasoliniano. Temo che anche la "cultura" sia stata trasformata in uno status symbol come la "barca" od il "rustico-ristru tturato- da -architetto". E questo forse dà anche conto della leziosita' e della vacuità di una certa nostra produzione artistica e culturale. Milton Corsaro
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