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Umbria Jazz Spring

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

TERNI Venerdì sera c'è il ritorno di Umbria jazz a Terni dopo 16 anni di assenza. Carlo Pagnotta, ideatore e instancabile direttore artistico dal lontano 1973 ha l’entusiasmo di sempre. Anche se sa che questa volta la strada sarà tutta in salita. Un budget esiguo per preparare un cartellone di qualità in pochi giorni. Una sfida resa ancor più difficoltosa per colpa del terremoto che tiene lontani tanti turisti e della mancanza di spazi adeguati, visto la chiusura sine die del Verdi e l’impossibilità di usare l’anfiteatro Fausto o il teatro di Carsulae: «Per questo l’ho voluta chiamare edizione zero, anche se i conti finali potrò farli solo il 17 aprile, ma è importante ricordare che negli anni Novanta c’erano tre festival in Umbria e ora torniamo a farli. Al di là della questione culturale c’è anche quella turistica, Orvieto e Perugia insegnano, deve succedere anche qui a Terni e l’edizione zero è solo la prima tappa di un viaggio appassionante»

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Si parte il 14 aprile per finire la sera di lunedì di Pasquetta: «Quest’anno abbiamo deciso di fare un cartellone che strizza l’occhio alle famiglie, vedi il ritorno dei Gospel. Ma la qualità c’è e si vede». Il programma inizia venerdì santo con “Altissima Luce”, ovvero il Laudario di Cortona liberamente riletto da Paolo Fresu (arrangiamenti dello stesso Fresu e Daniele di Bonaventura) con quartetto jazz, orchestra da camera e coro, e si conclude con il duo Peppe Servillo-Danilo Rea». La storica voce degli Avion Travel ha preso il posto all’ultimo momento di Gino Paoli, che ha dovuto dare forfait per osservare un periodo di riposo.
In cartellone anche il british soul di Incognito, storica sigla dell’hip hop, e ancora dal Regno Unito arrivano i canti religiosi del London Community Gospel Choir. Jazz più ortodosso da parte del quartetto di Chico Freeman e del trio di Piero Odorici, il cui batterista è Roberto Gatto.Non mancheranno le street parade dei Funk Off, mentre una novità degli ultimi anni al festival umbro è Sammy Miller and the Congregation (il programma completo sul sito www.umbriajazz.it): «Posso dirmi moderatamente soddisfatto - continua Pagnotta- certo è che il budget e di circa la metà di quello di Orvieto, malgrado Terni sia capoluogo di Provincia, quando si usa il marchio di Umbria Jazz bisogna farlo per creare un evento di successo e spero che questo avvenga subito e soprattutto spero che tutti mantengano le promesse fatte».
 
In questo caso direi che è lo stesso Pagnotta che dice tutto: un festival raffazzonato in poche settimane, ed è evidente che è più una richiesta economica e politica che culturale, un budget non eccezionale nelle parole dello stesso direttore artistico, un cartellone "di qualità" che negli auspici dovrebbe raccogliere un buon consenso di pubblico, anche se con il jazz e/o con proposte di un certo spessore non si abbonda. Tutt'altro, direi. E difatti lo stesso Pagnotta sembra in imbarazzo nello spendere il marchio Umbria Jazz, che pure di proposte popular negli ultimi anni ha abbondato fino allo sfinimento (dei jazzofili). 
Fatte queste considerazioni faccio comunque il mio in bocca al lupo a questa scommessa, augurando a Pagnotta di vincerla. Con il pubblico innanzitutto, la qualità ritengo sarà meglio definita dalle prossime edizioni.

Commenti   

#1 Billo 2017-04-16 22:18
Bravi! Un articolo scritto con onestà intellettuale e non con il solito servilismo giornalistico.
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