MONDO JAZZ
il blog del portale Tracce Di Jazz.
il jazz da Armstrong a Zorn. notizie, recensioni, personaggi, immagini, suoni e video
di Roberto Dell'Ava

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Who should headline the 50th Jazz Fest: Beyonce, Paul McCartney, ABBA, the Stones?

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The 2019 edition of The New Orleans Jazz and Heritage Festival will be the 50th anniversary of the springtime tradition. Music lovers are already buzzing about the possibility of a super superstar headliner to mark the half-century mark.

 
 
Ormai i festival jazz sono diventati manifestazioni dove, a dispetto del nome, si trova di tutto e di più. La domanda retorica e senza alcuna traccia di ironia del sito americano da cui riprendo la notizia è commentata in primis su Twitter dal batterista Antonio Sanchez:
 
 Here’s a wild idea: How about some jazz musicians for a change?
 
Presumibilmente bisognerà abbandonare l'idea del grande festival, ormai definitivamente in mano al business, come luogo deputato per l'ascolto del jazz e cercare la nostra buona musica in altri spazi, magari piccoli club che faticano a pareggiare i conti e che meritano tutto il sostegno possibile.
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International Jazz Day 2018

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2018 All-Star Global Concert featured nearly three dozen acclaimed artists representing 14 countries. Herbie Hancock and Igor Butman served as co-artistic directors, and John Beasley was the musical director. Additional artists included: Till Brönner, Terri Lyne Carrington, Joey DeFrancesco, Fatoumata Diawara, Kurt Elling, Antonio Faraò, James Genus, Robert Glasper, David Goloschyokin, Hassan Hakmoun, Gilad Hekselman, Horacio "El Negro" Hernandez, Taku Hirano , Rudresh Mahanthappa, The Manhattan Transfer, Branford Marsalis, James Morrison, Moscow Jazz Orchestra Makoto Ozone, Danilo Pérez, Dianne Reeves, Lee Ritenour, Luciana Souza among others.

Se avete perso la diretta del concerto All Star di San Pietroburgo eccovi il video, oltre due ore di musica, che vi permetterà di rivivere la storica giornata. 

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Il jazzista imperfetto

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"Il Jazzista imperfetto"

 

(La mia vita di passione e improvvisazione)

Ed. Rai Eri 

  DANILO REA

con

Marco Videtta

 PRESENTAZIONE

 ROMA: 6 MAGGIO |  FELTRINELLI DI VIA APPIA NUOVA | 17:00

 TORINO:  13 MAGGIO | SALONE DEL LIBRO, SPAIZO RAI | 18:15

 da Il Messaggero / Spettacoli e Cultura

 di Leonardo Jattarelli

"Le cantine

Erano gli anni di droga e Lsd «e il rischio di caderci dentro era costantemente in agguato» racconta Rea, perché quelli che “si facevano” erano considerati “Yeah” ma morivano spesso anche di overdose. Sono gli anni degli incontri di una vita, Roberto Gatto, Enzo Pietropaoli, il Folkstudio, il Music Inn, Harold Bradley e Francesco De Gregori ma su tutti Massimo Urbani, il grandissimo Urbani leggenda del sax italiano e internazionale.

Entravi nelle cantine ammuffite del Music Inn dove il jazz sapeva di polvere umida e lì gustavi di nuovo le magie di chi ci aveva suonato, Charles Mingus e Ornette Coleman, Gato Barbieri e Bill Evans: «E ora toccava a noi» ricorda Danilo Rea. Il testimone passava di mano.

Nella lunga conversazione scritta insieme con Marco Videtta, “Il jazzista imperfetto” ti rimane dentro come un quadro fermo ma in continuo movimento, la stessa atmosfera di, non so, “I nottambuli” di Hopper. E il cuore rimane appeso alle conversazioni, agli incontri, agli aneddoti. Rea cita la rigidità di Lester Young: «E’ tornato a suonare a Woodville dove è nato, invitato da un amico musicista che si è messo a fare un po’ troppo il ganzo. Dopo avere suonato insieme, il tipo va da Lester e gli fa: “Ti ricordi l’ultima volta che abbiamo suonato insieme?” e Lester: “Sì. Oggi”». Erano gli anni del grande ritorno: Pepito Pignatelli, lo storico proprietario del Music Inn, chiedeva a Danilo e ai suo compagni se se la sentivano di suonare con…Lee Konitz, Chet Baker, Art Farmer, Johnny Griffin.

Ecco, solo per citare, tra i tanti ricordi di cui è zeppo “Il jazzista improvvisato”, quello che riguarda proprio l’inarrivabile Chet: «Andai a prenderlo con la macchina di famiglia – racconta – che mio padre, sempre pronto ad aiutarmi, mi aveva prestato senza tante raccomandazioni. Dovevamo suonare ad Isernia…Chet era bello come James Dean e suonava la tromba come un dio del jazz. Cosa c’era di malato nel jazz degli anni Cinquanta, tanto da distruggere un’intera generazione di superlativi musicisti?...Chet aveva detto che l’eroina gli aveva dato il senso del tempo, dilatando il suo modo di suonare al punto da farlo diventare il suo stile inconfondibile».

 

 continua su Il Messaggero.it

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30 aprile alle 21.00 | Concerto in diretta dalla Sala A di Via Asiago per celebrare la Giornata Internazionale del Jazz.

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Radiotre Suite Jazz
Orchestra Nazionale Jazz Giovani Talenti diretta da Paolo Damiani

In diretta dalla Sala A di Via Asiago, 10, Roma
lunedì 30 aprile 2018 ore 21.00

Il 30 aprile Radio3 celebra la Giornata Internazionale del Jazz con un concerto dell’Orchestra Nazionale Jazz Giovani Talenti diretta da Paolo Damiani che sarà trasmesso in diretta Euroradio dalla storica sala A di via Asiago di 10, Roma. L’Orchestra rappresenta un formidabile spaccato di giovani musicisti che si cimenteranno con un repertorio a cui hanno contribuito grandi voci della scena nazionale contemporanea. L’organico sarà diretto dal contrabbassista, violoncellista e compositore Paolo Damiani. La band comprende 11 talenti tra i migliori emersi in Italia negli ultimi anni e presenta un organico inusuale, che propone anche due voci femminili e un violino, oltre ai fiati e alla sezione ritmica. Si tratta di un ensemble di solisti che opera in un contesto poetico non tradizionale, legato alla policulturalità del jazz contemporaneo.

Inoltre, come è già successo negli scorsi anni, gli studi e i programmi di Radio3 saranno invasi da due coppie di musicisti (la mattina Mauro Verrone e Claudio Corvini e il pomeriggio Carlo Conti e Francesco Lento) che durante tutto l’arco della programmazione della rete daranno vita a esecuzioni veloci e fulminanti del repertorio jazzistico.
 

ORCHESTRA NAZIONALE JAZZ GIOVANI TALENTI 

voce, Camilla Battaglia 
voce, Costanza Alegiani
sax, Mattia Feliciani 
sax, Simone Alessandrini 
tromba, Giacomo Tantillo
tromba, Francesco Fratini 
trombone, Michele Fortunato 
violino, Federico Zaltron 
pianoforte, Manuel Magrini
chitarra, Massimo Imperatore
batteria, Enrico Smiderle
contrabbasso, direzione, Paolo Damiani

 
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Minime riflessioni sudate

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Si sa che le vendite discografiche sono in costante calo, e, ancor più, il fenomeno riguarda la musica jazz. Una recente statistica parla di una incidenza inferiore al 2% sul totale delle vendite negli Stati Uniti. Insomma, la musica jazz è praticamente irrilevante da un punto di vista prettamente economico. Non solo, negli ultimi rilevamenti lo streaming ha superato sia il download che la vendita di vinile e compact disc.
In questo scenario fosco dare una occhiata alla classifica download Itunes Italia ha un effetto definitivo sulle residue illusioni. Quattro album di Mario Biondi, due degli Incognito e di Keith Jarrett (naturalmente Koln Concert...), nessuna novità discografica degli ultimi mesi, nessun nome di un certo peso specifico, a meno di considerare tali Madeleine Peyroux, Diana Krall o Melody Gardot. 
Nessuna meraviglia che poi nei festival estivi passino cantanti, nani e ballerine... 
 
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Organizzatori rincoglioniti

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“Il pubblico è molto più vivo di quello che noi organizzatori ‘rincoglioniti’ pensiamo e vogliamo sempre ricreare”. È molto diretto Giorgio Li Calzi, da quest’anno direttore artistico del Torino Jazz Festival  parlando di quella sensazione che si ha dando uno sguardo ai programmi delle rassegne concertistiche in Italia, monopolizzate quasi sempre dagli stessi grandi […]

Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/ce-aria-jazz-nuova-al-festival-di-torino/

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Non mi è piaciuto

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Il progetto, originato da un’idea di Marco Bardoscia e della violinista Sonia Peana, coniuga in un’armonia piacevole e gioiosa le melodie austere della musica classica e da camera con suoni contemporanei e standard jazzati, alternando partiture scritte con improvvisazioni, brani originali dello stesso contrabbassista, composizioni della Marcotulli e dei componenti il Quartet. Le diverse fonti musicali s’incontrano in un mosaico ben integrato alla base di “Trigono”, l’album che a due anni dalla sua prima uscita, per i tipi musicali di Tuk Music (etichetta prodotta da Paolo Fresu), registra importanti riscontri internazionali.

Fonte: http://caratteriliberi.eu/2018/04/16/in-evidenza/bam-ad-alghero-lincanto-astrale-jazz/

Anch'io pochi giorni fa ho assistito al concerto dei Bam, e non avevo affatto intenzione di parlarne qui. Per almeno un paio di motivi: il principale è che non mi è piaciuto, in seconda istanza perchè si tratta di un supergruppo composto da  ottimi musicisti di cui non metto affatto in discussione il valore.

E allora ? Allora succede che sui media, scomparsa la recensione, è scomparsa anche la stroncatura. Per carità, non è il caso dei BAM, dove potrebbe bastare un semplice "non mi è piaciuto", magari motivato. Ma, di fatto, anche sui magazine dedicati è praticamente impossibile trovare un pollice verso, in particolar modo se si tratta di musicisti italiani. Insomma, tutti capolavori e tutti felici e contenti, poichè ognuno tiene famiglia.

E invece a me il concerto sondriese dei Bam  non è piaciuto, e, letta una prevedibile recensione incensatoria, mi è venuto il desiderio di scriverlo. Troppo "leggera" per essere musica da camera, del tutto priva di spessore e profondità per iscriversi in ambito contemporaneo, e, inutile dirlo, senza swing per essere considerata jazz, la musica del sestetto è parsa rincorrere improbabili modelli di fusion, tra aspirazioni colte e ragioni di mercato. Insomma un pastrocchio senza capo ne coda, dove lo sbadiglio viene represso per cortesia e la breve durata del concerto alla fine è una decisione liberatoria. Inutile dirlo, applausi a scena aperta.   

 

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L'importanza di Trane

Scritto da Roberto Dell'Ava on . Postato in Blog

«Avevo 17 anni e frequentavo ancora il college. Andavo spesso al Five Spot di Philadelphia a sentire Monk e Ornette Coleman. Una sera c’era anche lui. Era un mito in città. Raccolsi tutto il coraggio che avevo e gli chiesi se mi poteva dare qualche consiglio. Mi scrisse l’indirizzo su un pezzetto di carta e mi disse di andarlo a trovare l’indomani mattina. Mi presentai alle 10 a Columbus Street. Ovviamente dormiva. Aveva finito di suonare alle 5. La moglie Anita mi fece entrare. Aspettai fino all’una e mezzo, accanto a me c’era il suo sassofono, appoggiato sul divano. Quando si svegliò lo prese e tutto solo suonò Giant Steps per dieci buoni, poi mi chiese “Vuoi suonare qualcosa per me?”. Da allora Trane mi ha aiutato enormemente, mi ha dato una nuova direzione».  

Fonte: http://www.lastampa.it/2018/04/22/spettacoli/shepp-con-la-musica-continuo-la-mia-lotta-e-onoro-i-miei-maestri-eLCXjYbLBuah82z4GdNq4L/pagina.html