MONDO JAZZ
il blog del portale Tracce Di Jazz.
il jazz da Armstrong a Zorn. notizie, recensioni, personaggi, immagini, suoni e video
di Roberto Dell'Ava

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Autori di casa nostra

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Photo by John Claridge

“…c’erano cartacce ovunque alla stazione, colpa di un vento tiepido, bello. Un sole improvviso aveva acceso l’acciaio dei binari. E tutto brillava. C’erano bicchieri di plastica a terra, rotolavano prima in una direzione e poi in quella opposta, come se avessero un loro modo di misurare lo spazio e di segnare il tempo. Li guardavo. Mi chiedevo secondo quale legge della fisica il bicchiere a me più vicino poteva fare solo tre giri verso la fine del marciapiede del binario e non quattro o cinque. Pensavo che il jazz di Chet è così. Non è vorticoso: ondeggia lento; rotola senza una ragione; eppure non smetti di ascoltarlo; ti rapisce come ti rapiscono tutte le cose che ti lasciano sospeso.”

Roberto Cotroneo , E nemmeno un rimpianto, Mondadori, 2011.

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Tradizione e innovazione

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AAJ: Come descrivi il rapporto tra tradizione e innovazione nel tuo lavoro? 

CT: Per me sono parte dello stesso processo. La tradizione dalla quale provengo richiede l'innovazione continua dei principi consolidati. Quindi non puoi essere un musicista jazz nella tradizione senza innovare in qualche modo le risorse che erediti. E per lo stesso motivo non puoi essere davvero un innovatore se non hai niente da innovare. Quindi i due aspetti sono entrambi essenziali. 

Intervista di Giuseppe Segala a Craig Taborn

Link: https://www.allaboutjazz.com/il-moto-multiplo-di-craig-taborn-craig-taborn-by-giuseppe-segala.php?pg=2

Ecco in tre righe spiegato perfettamente il concetto di tradizione/innovazione. Taborn grande non solo come musicista ma anche con le parole...

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100 di questi jazz: qualche impressione

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Speciale Tg1, domenica 23 luglio 2017 ore 23.40 - Raiuno
“100 DI QUESTI JAZZ”
di Cinzia Fiorato

È l’anno del suo centenario. Il 26 febbraio 1917 la prima incisione di un disco di jazz segnava l’avvio dell’era della musica moderna. A scrivere quella pagina di storia la Dixieland Jazz Band di New Orleans, formata da cinque musicisti di cui due italiani. Il più famoso, Nick La Rocca, originario di Salaparuta in Sicilia, è diventato così il simbolo di quanto il nostro paese abbia contribuito alla nascita e allo sviluppo del jazz nel mondo.
Cento anni di storia e, oggi, il jazz italiano occupa un posto di tutto rispetto nel panorama internazionale con la sua cifra unica, con i suoi artisti geniali, con uno dei festival internazionali più importanti: Umbria Jazz. Passato attraverso la metamorfosi di stili e generi, il jazz ha ancora il fascino di una musica che ha portato un vento di rivoluzione culturale in ogni angolo del pianeta dove è stato suonato, con il suo “modo diverso” di stare sugli strumenti, di scrivere o non scrivere sugli spartiti. 
“100 di questi jazz” di Cinzia Fiorato, ripercorre tappe e nomi del jazz italiano ricco di artisti di grosso calibro: da Paolo Fresu a Francesco Cafiso, da Danilo Rea a Massimo Urbani, da Eddie Lang, al secolo Salvatore Massaro, a Giovanni Tommaso. E poi le voci di meravigliose interpreti, le scuole, i festival, l’anima e il corpo di questa straordinaria musica che ha cento anni e ancora tanto da regalare.

Fonte: Speciale TG1

Link per vedere la trasmissione: http://www.raiplay.it/video/2017/07/Speciale-Tg1-540d5a80-215e-49a0-a1ab-7c1f3503de9f.html

Quando la Rai parla di jazz, di solito solamente negli anni bisestili, lo fa ad orari per insonni e vampiri. Per fortuna esiste RaiPlay ed è quindi possibile rivedere con comodo l'ora e dieci minuti in cui Cinzia Fiorato traccia un affresco, meglio, una fotografia scattata al momento sullo stato del jazz in Italia.

Non un taglio storico quindi, e nemmeno una analisi dei problemi e delle contraddizioni che la nostra musica vive in questi anni duemila, ma una serie di immagini che cuciono passato e presente con protagonisti nuovi e vecchi del jazz italiano. Anneddoti, racconti e filmati rari che mostrano personaggi scomparsi ed  eroi di epoche distanti o dei giorni nostri.

Qualche spunto notevole (le parole di Rava su Miles, quelle di Bosso sul suo suono), un groppo in gola nel rivedere (e risentire) Massimo Urbani, ma anche una sorta di autocompiacimento che un pò stona con la realtà. Non è tempo di auto celebrazioni, la musica jazz e la cultura in generale non vivono un buon momento nel nostro paese. Umbria Jazz è si uno dei festival più importanti al mondo, come ci ricorda il documentario, ma è palesemente in declino nonostante il silenzio degli addetti ai lavori. La stessa Rai che in passato ha contribuito alla diffusione e alla popolarità della nostra musica ormai ha individuato altre rotte e altri protagonisti, e poco importa che si tratti di scelte scellerate e protagonisti asfittici, l'audience comanda e decide.

Si premiano musiche facili, personaggi improbabili, e si celebrano falsi eroi dalla vita più o meno spericolata ma dal notevole gruzzolo in banca. Inutile alzare lamentele al cielo, è il mondo che gira cosi', e di conseguenza non si poteva pretendere da un filmato di un'ora di entrare nel merito di problemi che probabilmente richiedono altri tipi di strumenti e analisi più accurate. !00 di questi jazz si rivolge prevalentemente ad un pubblico new entry, che va a letto tardi e che è musicalmente curioso, una rarità almeno quanto il pubblico dei jazzofili.

Però lo si vede volentieri, e, al netto delle incaute insinuazioni  un pò fuori giri (pare proprio che lo abbiamo inventato noi il jazz, tanto che siamo i secondi al mondo come qualità di musicisti, insomma i soliti onirici vaneggiamenti arboriani...), si sarebbe desiderato vedere e ascoltare ancora e ancora di più. 

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Che succede ad Orsara ?

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La sera del 20 luglio scorso, sulla pagina facebook di ‘Orsara Musica’, gli organizzatori comunicavano che “per cause indipendenti dalla volontà dell’associazione erano venute a mancare le condizioni economiche e organizzative per consentire lo svolgimento di ‘Orsara Jazz Festival e Orsara Jazz Summer Camp 2017’

I motivi? “L’impossibilità di fare affidamento su risorse economiche certe, la mancanza di visione e di sensibilità di amministrazioni locali poco attente alle eccellenze culturali del territorio, le lungaggini dei bandi di finanziamento regionali (bandi con termini di presentazione a luglio e pubblicazione dei risultati ad ottobre per programmare iniziative 2017 sono assolutamente tardivi) non ci consentono di assicurare l’abituale programmazione di concerti e workshop all’altezza della nostra reputazione quasi trentennale” scrivevano.

A due giorni dalla nota comparsa sui social, il sindaco Tommaso Lecce è intervenuto sulla polemica sollevata dall’associazione presieduta da Michele Ferrara, chiarendo la posizione e la volontà dell’amministrazione comunale: “L’Orsara Jazz è di tutti, non ci sono esclusive e nessun diritto di monopolio. All’associazione Orsara Musica rinnoviamo l’invito: noi siamo qui, organizziamoci insieme alle altre realtà associative, ai giovani e alle nuove forze del paese”. Il primo cittadino ricorda come il Comune “ha sempre messo a disposizione risorse economiche, umane e organizzative, oltre all’accoglienza nelle strutture e tutto il necessario a rendere grande un presidio culturale caro a migliaia di persone in tutto il mondo”

Fonte: http://www.montaguto.com/lorsara-jazz-festival-cancellato-tra-le-polemiche-il-sindaco-tommaso-lecce-risponde-agli-organizzatori-venite-e-parliamone/

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La musica del corpo. E della mente

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Lillian distolse lo sguardo, e ascoltò il jazz. Il jazz è la musica del corpo. Il respiro usciva dai tubi di alluminio e di rame, era il respiro del corpo, e i gemiti e i lamenti delle corde erano echi della musica del corpo. Erano le vibrazioni del corpo che si increspavano dalle dita. E il mistero del tema nascosto, noto solo ai musicisti, era come il mistero della nostra vita segreta. Diamo agli altri solo improvvisazioni periferiche. La trama e il tema della musica, come la trama e il tema della nostra vita, non si alchimizzano mai in parole, esistono solo allo stato di musica, agitano o intorpidiscono, esaltanti o disperanti, ma mai nominate.
(Anais Nin, Seduzione del Minotauro)
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Be Pop (Corn)

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Geniale batterista e compositore nigeriano (Tony Allen), che Bria Eno si è azzardato a definire il migliore di tutti tempi.

E stasera offre un omaggio al suo idolo Art Blakey, inventore della tecnica batteristica applicata al Be Pop

Fonte: http://www.montecarlonews.it/2017/07/21/notizie/argomenti/la-dolce-vita/articolo/nice-jazz-festival-lemozione-della-musica-dal-vivo-con-il-pubblico-che-partecipa-si-alza-in-pie.html

Strafalcioni che entrano di prepotenza nella sezione Tagli, Ritagli e Frattaglie....

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What is "gastrosonico"

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Festival di Ravello e Reggia di Caserta a parte, l'estate 2017, oltre che per i roghi, verrà ricordata come la più brulla sul fronte spettacolar-culturale in Campania. Con «Estate a Napoli» ormai pallida ombra di quello che fu, autarchico contenitore di ordinaria amministrazione, e molti pseudofestival che pur di sopravvivere distribuiscono sul territorio proposte di routine, per non dire delle sagre da strapaese sovvenzionate dalla Regione senza alcuna ipotesi di reale ritorno turistico.

Ancora una volta fa eccezione il «Pomigliano jazz festival», che per accedere ai contributi regionali è dovuto diventare «Pomigliano jazz in Campania» e farsi itinerante e gastrosonico, ma riesce a mantenere un'identità coraggiosa e coerente.

Fonte: http://www.ilmattino.it/spettacoli/musica/pomlgliano_jazz_2017_fresu_rava_vacalebre-2571085.html

Il Pomigliano jazz si contraddistingue indubbiamente per location favolose (incendi permettendo, purtroppo) in un cartellone che, naturalmente è mia opinione, non sarà di routine ma non azzarda più di tanto, piuttosto punta sull'usato sicuro.

Ma permettetemi una domanda: che caspita significa gastrosonico ?

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Valigia vacanze

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Qualche disco ed un paio di libri da portarsi al mare o ai monti, o semplicemente da assaporare nel corso della lunga estate. Si tratta di quello che ho messo in programma per me, quindi non necessariamente dei consigli per gli acquisti.
Per quanto riguarda la parte musicale comunque, a mio parere c'è il meglio di quanto uscito nei primi sette mesi dell'anno. Probabile che molti di questi album riscuoteranno premi e consensi nei consueti referendum per l'anno in corso.
 
Album:
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Roscoe Mitchell - Bells from the South Side 
Charles Lloyd New Quartet - Passin' thru 
JD Allen - Radio Flyer 
Jaimie Branch - Flie or die
Nicole Mitchell - Mandorla awakening II
Cristian Scott - Diaspora
Bobby Watson - Made in America
Thelonious Monk - Les liaisons dangereuses
Jaco Pastorius - Truth, Liberty and Soul
Bill Evans trio - On a monday evening
Steve Coleman's Natal Eclipse - Morphogenesis
 
Libri (sullo scaffale da tempo e ancora non letti):
 
Al Fraser/Dizzy Gillespie - To be or not to bop
Robin D.G. Kelly - T.Monk Storia di un genio americano