MONDO JAZZ
il blog del portale Tracce Di Jazz.
il jazz da Armstrong a Zorn. notizie, recensioni, personaggi, immagini, suoni e video
di Roberto Dell'Ava

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Time for holiday

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L'estate avanza e la voglia di mollare tutto è più forte giorno dopo giorno. Eppure avrei ancora concerti da raccontare: il bellissimo ed ispirato duo Simone Mauri e Flaviano Braga, tra radici popolari e jazz di ottima fattura, il quintetto di Tino Tracanna, una garanzia per tutti i coraggiosi che in una serata torrida si sono accalcati all'Auditorium Torelli di Sondrio.

Ma con il caldo prevale il desiderio di staccare, e chissà se il mare lo vedrò (futuro incerto e programmi nebulosi) o mi rimarranno solo il fedele zaino e gli scarponi per le immancabili escursioni in montagna. Per ora l'unica decisione sicura è che il blog si ferma. Arrivederci a settembre !

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Un Batik spumeggiante

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Le due serate clou di Ambria Jazz si aprono con un doppio concerto alla centrale Enel di Boffetto a Piateda: sul palco due orchestre fuse in un solo ensemble per dar vita a Batik, Africana Suite, una serie di temi popolari presi dalla tradizione africana e riassemblati ed adattati  da Fernando Faraò per Orchestra di Via Padova e Artchipel Orchestra. 
Spumeggiante è l'aggettivo che meglio può definire l'ora di musica e di autentico godimento che i 20 musicisti hanno riversato sul numeroso pubblico. Temi insinuanti, stop and go orchestrali, assoli calibrati, voci di suggestiva appariscenza, insomma il tempo si è accorciato improvvisamente ed ha cominciato a fluire con la consueta ordinarietà solo dopo i due brani di Coltrane (Africa e Olè) che hanno chiuso il concerto.
Bellissime suggestioni e altrettanti ricordi di grandi orchestre del passato nel bis finale, con i membri dell'orchestra che ad uno ad uno lasciano il palco accompagnati dalle voci delle quattro cantanti lanciate in un lungo vocalizzo collettivo dalle tinte che ricordano le atmosfere di Meredith Monk.
Dopo siffatta manifestazione di energia era difficile ricatturare l'attenzione pubblico, sopratutto se il progetto presentato mira più che alla spettacolarità, ad una introspezione meditativa e senza compromessi.
Paolino Della Porta con il suo quartetto ha presentato Moonlanding, il nuovo album ispirato alla luna, alle sue fasi e ai suoi mari, e giocato su atmosfere intime ma mai statiche, con un intenso scambio tra i musicisti che ha messo in luce il profondo e straordinario suono del contrabbasso del leader ma anche il fitto dialogo tra il sassofono di Nicolò Ricci e la fiammeggiante chitarra di   Dario Trapani, il tutto punteggiato dalla batteria di Riccardo Chiaberta.
Un set più adatto ad un club che ad uno spazio aperto ma che ha comunque tenuto inchiodati alla sedia diverse decine di appassionati nonostante l'ora tarda. Probabilmente sarebbe stato più utile invertire l'ordine dei concerti per garantire a Della Porta quella attenzione che la sua musica ed il suo gruppo meritano. Ad ogni modo serata di alto spessore e di concreto piacere per l'appassionato.
 
Foto di Mauro Leone tratta da Facebook
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Erskine chiude il Festival di Lecco

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L'ultima serata del Festival Jazz di Lecco ha visto riempirsi facilmente la piazza grazie al quartetto di Peter Erskine, un nome che esercita tutt'ora un forte richiamo per le innumerevoli collaborazioni e per il trascorso nei formidabili Weather Report.
Ottimi professionisti e rodati ormai da due album recenti (solo il basso elettrico di Benjamin Shepered è nuovo e sostituisce Janek Gwizdala) i musicisti hanno sciorinato il repertorio del nuovo disco, Second Opinion con scioltezza e buon feeling.
Una musica ben eseguita, anche divertente ed a tratti ispirata, ma innegabilmente datata nel mix di fusion sostenuto dalle tastiere di John Beasley e delle suggestioni post coltraniane del bravo sassofonista Bob Sheppard. 
Intelligentemente Erskine si mantiene lontano dal modello Weather Report, troppo schiacciante sarebbe il paragone con individualità quali Pastorius, Zawinul, Shorter, ma non trovando nuove direzioni propone un funky semplificato e privo di quel sacro fuoco che trasforma un concerto di routine, se pur di classe, in una esperienza da ricordare.
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Un sito per ricordare Umberto Cesari

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“Umberto Cesari è entrato nella leggenda. Nel 1950, trentenne, sbalordì
l’Italia con la sua tecnica incredibile e venne considerato il miglior pianista
italiano”

 

(Enrico Cogno, Jazz inchiesta Italia-Cappelli )

 

Umberto Cesàri (Chieti 1920 – Roma 1992) è stato uno dei più grandi pianisti jazz del XX secolo. Un virtuoso trascendentale, un improvvisatore inarrestabile, un musicista dotato di una curiosità divorante e una fantasia inesauribile, un artista totale, con i suoi interessi per molteplici forme espressive, un uomo dalla vicenda umana singolare.

Misconosciuto in vita, chiuso nel suo mondo nel quale si era recluso, Cesàri è stato nondimeno un punto di riferimento per molti musicisti italianI.

Una figura leggendaria, che negli ultimi anni ha riconquistato una fisionomia concreta ancor più stupefacente, grazie alle ricerche di Marcello Piras e ai saggi pubblicati in un volume del 2001 curato da Stefano Zenni. Questo sito rende disponibili questi ed altri materiali al pubblico più ampio possibile, in modo da ricollocare Umberto Cesàri nella posizione che gli spetta nella storia della musica del nostro tempo. 

(Stefano Zenni)
 

Una delle figure più grandi del jazz italiano, Umberto Cesàri, ha una discografia ufficiale di due ore scarse. Sette brani su 78 giri (1950-54), dodici su 45 giri (1958-59), quattro brani isolati usciti su LP (1959-60) e un LP intero uscito verso il 1978 con materiale anteriore.

In questa penuria c’entra, beninteso, la negligenza delle case discografiche, almeno nel dopoguerra e fino al 1955 circa, quando Cesàri era attivo, suonava e viaggiava.

Dopo, però, vi fu dell’altro. Spesso Cesàri veniva scritturato in varie città e non si presentava. A volte non partiva nemmeno. A volte partiva ma non arrivava. A volte partiva, arrivava e non suonava.

Il suo comportamento era un enigma; la sua figura divenne il centro di una vasta aneddotica. Alla fine, per ascoltarlo bisognava andare a casa sua. Di lui si dicevano cose strane, più o meno incredibili: medium, trasvolatore di oceani, pianista capace di suonare sopra i più difficili dischi di Oscar Peterson.

Cosa era vero, cosa no? Figura circondata insieme da meraviglia e scetticismo, ma ritrosa e sfuggente, Cesàri scivolò nel silenzio. Morì dimenticato.

(Marcello Piras)
 
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Come vedere il film I Called Him Morgan

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Come molti appassionati sanno I Called Him Morgan è un film di Kasper Collin che racconta la breve vita di un grande maestro della tromba jazz, Lee Morgan.

Naturalmente poter vedere il film in Italia non è impresa semplice, sopratutto se non si vive nelle principali città. Eppure una soluzione al problema esiste.

Il film, in lingua originale ma sottotitolato in italiano, è a disposizione di tutti su Netflix. Certo direte voi, ma bisogna pagare un abbonamento. Ebbene, c'è una particolare offerta che permette un mese di visione a costo zero, con possibilità di disdetta alla scadenza direttamente on line. E nel frattempo ci si può godere in pace la pellicola......

Link: https://www.netflix.com/it/title/80147988

 

I Called Him Morgan

2016T1h 31min

Decenni dopo aver scontato la pena per l'omicidio del marito, il jazzista Lee Morgan, Helen Morgan riflette sull'eredità lasciata dall'uomo e sulle loro vite.

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Autori di casa nostra

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Photo by John Claridge

“…c’erano cartacce ovunque alla stazione, colpa di un vento tiepido, bello. Un sole improvviso aveva acceso l’acciaio dei binari. E tutto brillava. C’erano bicchieri di plastica a terra, rotolavano prima in una direzione e poi in quella opposta, come se avessero un loro modo di misurare lo spazio e di segnare il tempo. Li guardavo. Mi chiedevo secondo quale legge della fisica il bicchiere a me più vicino poteva fare solo tre giri verso la fine del marciapiede del binario e non quattro o cinque. Pensavo che il jazz di Chet è così. Non è vorticoso: ondeggia lento; rotola senza una ragione; eppure non smetti di ascoltarlo; ti rapisce come ti rapiscono tutte le cose che ti lasciano sospeso.”

Roberto Cotroneo , E nemmeno un rimpianto, Mondadori, 2011.

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Tradizione e innovazione

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AAJ: Come descrivi il rapporto tra tradizione e innovazione nel tuo lavoro? 

CT: Per me sono parte dello stesso processo. La tradizione dalla quale provengo richiede l'innovazione continua dei principi consolidati. Quindi non puoi essere un musicista jazz nella tradizione senza innovare in qualche modo le risorse che erediti. E per lo stesso motivo non puoi essere davvero un innovatore se non hai niente da innovare. Quindi i due aspetti sono entrambi essenziali. 

Intervista di Giuseppe Segala a Craig Taborn

Link: https://www.allaboutjazz.com/il-moto-multiplo-di-craig-taborn-craig-taborn-by-giuseppe-segala.php?pg=2

Ecco in tre righe spiegato perfettamente il concetto di tradizione/innovazione. Taborn grande non solo come musicista ma anche con le parole...