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Miles on Miles. Incontri con Miles Davis

Scritto da Elfio Nicolosi on . Postato in Libri

Il leggendario musicista Miles Davis era noto per essere un artista alquanto difficile da intervistare. Celebre per le sue esplosioni d'ira sulle questioni razziali e per i suoi atteggiamenti antagonistici nei confronti di pubblico e giornalisti, è stato regolarmente etichettato dalla stampa come "Principe delle Tenebre" e "Principe del Silenzio".

Eppure, leggendo attentamente le interviste che Miles Davis concesse ai più brillanti giornalisti e critici musicali, si scopre un artista molto più complesso, profondamente intellettuale, coerente nel desiderio di dare grande musica al suo pubblico e pronto ad aiutare giovani musicisti a diventare artisti. 
Il poeta, drammaturgo ed editore Michael K. Dorr, insieme allo scrittore Paul Maher Jr., ha raccolto le 30 interviste fondamentali fatte a Miles Davis, pubblicandole in un libro dall'eloquente titolo "Miles on Miles. Incontri con Miles Davis". 
Lettura imprescindibile per chiunque desideri conoscere il "Miles-pensiero" su musica, vita e filosofia, questo volume ci rivela un'icona del jazz complicata e contraddittoria, reticente in alcune occasioni ed eccezionalmente eloquente in altre. Perfino alla sua autobiografia manca l'immediatezza dei dialoghi qui raccolti. 
Molte di queste interviste sono state condotte da giornalisti americani, altre sono inedite, trascritte per da programmi radiofonici e televisivi o apparse su riviste di cui ormai si sono perse le tracce. Prefazione di Paolo Fresu, introduzione di Stefano Zenni.
Sul sito Magazzino Jazz c'è una bella recensione su questo libro imperdibile:
Un uomo che ha fatto parlare di sé (e litigare per i suoi repentini cambi stilistici) milioni di fan e, spesso, sognare gli scrittori. Citiamo alla rinfusa: Quincy Troupe (futuro redattore materiale dell’autobiografia del Divino, divinamente scritta anch’essa), Jean-Claude Izzo, Sebastian Faulks e gli italiani Walter Mauro, Aldo Gianolio e Luca Ragagnin. 
Impossibile non elencare anche alcuni poeti che hanno tratto ispirazione da Davis: Gregory Corso, David Jauss, Frank O’ Hara, Robert Hayden, Amiri Baraka e il contemporaneo Eugene B. Redmond. Un manipolo con qualche candidato da Nobel! Miles teneva alla larga chi non gli garbava. In questa ampia categoria di persone (tra cui rientravano discografici, proprietari di club, organizzatori di concerti) gareggiavano per la pole position anche i giornalisti. Se poi erano bianchi e lavoravano alla televisione, potevano considerarsi spacciati. Si leggano le divertenti e sarcastiche considerazioni sulla televisione e sui conduttori tv che Miles esprime nell’intervista rilasciata ad Art Taylor, contenuta in questo libro. 
E veniamo appunto a questa collezione di interviste: molte risultano inedite, trascritte per la prima volta da programmi radiofonici e televisivi o apparse su riviste da tempo introvabili. Sempre in esse Miles appare smagliante nella propria indisponente, acida, grottesca, ma infine sana, cattiveria.
Certo, Il Principe delle tenebre ha ragione a maltrattare i giornalisti che per l’ennesima volta gli rivolgono una domanda non troppo intelligente e ha ragione da vendere Stefano Zenni, quando in prefazione sottolinea la scarsa capacità dei giornalisti jazz di proporre temi appropriati ai loro beniamini. Detto questo leggiamo il libro e scopriamo che spesso Miles è meno indisponente di quanto sembri in prima battuta e a volte addirittura si lancia in spiegazioni tecniche di notevole acume: memorabili quelle sull’uso della batteria nel jazz moderno e sullo stile vocale di Billie Holiday....

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